ZACCHEO CERCA GESU’ E LO TROVA
(Domenica XXXI dell’anno C)
“Gesù, entrato in Gerico, attraversava la città. Ed ecco un uomo di nome Zaccheo, capo dei pubblicani e ricco, cercava di vedere quale fosse Gesù, ma non gli riusciva a causa della folla, poiché era piccolo di statura. Allora corse avanti e, per poterlo vedere, salì su un sicomoro, poiché doveva passare di là.
Quando giunse sul luogo, Gesù alzò
lo sguardo e gli disse: Zaccheo, scendi
subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua. – In fretta scese e lo accolse
pieno di gioia. Vedendo ciò, tutti
mormoravano: E’ andato ad alloggiare da
un peccatore! – Ma Zaccheo, alzatosi, disse al Signore: Ecco, Signore, io do la metà dei miei beni ai
poveri; e se ho frodato qualcuno,
restituisco quattro volte tanto. - Gesù gli rispose: Oggi la salvezza è entrata in questa casa,
perché anch’egli è figlio di Abramo; il Figlio dell’uomo infatti è venuto a
cercare e a salvare ciò che era perduto” (Lc 19,
1ss).
“Gesù, entrato in Gerico, attraversava la città”. Qual era lo scopo del suo viaggio attraverso la città? Perché “il Figlio dell’uomo (cioè il Messia, il Salvatore) è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto”.
Quando iniziò questo viaggio? Con l’incarnazione; e continua sino alla fine del mondo. La comunità cristiana o Chiesa porta dovunque e sempre la parola di Gesù, i suoi sacramenti e la sua persona nella santa ostia consacrata.
La lettura del Vangelo (e di tutta la Bibbia) esige che al posto dei personaggi si metta il nostro nome. Così anche noi rientriamo nel dialogo con Dio o nello scontro con lui. Così il fatto di Zaccheo ci dice che tutti siamo cercati da Gesù e attratti a lui. Come Zaccheo, anche noi dobbiamo “cercava di vedere quale fosse Gesù”.
Nell’originale greco la parola cercare si dice “zetéo”. Al tempo di Gesù si pronunziava “zitéo”, da cui viene la parola calabrese “zitu” che significa fidanzato, sposo. La ricerca era appassionata sia da parte di Gesù che da parte di Zaccheo. Però non esiste amore più intenso di quello di Dio.
Chi era Zaccheo? Un “capo dei pubblicani”. I pubblicani o esattori di imposte erano esosi, avidi di denaro e crudeli con tutti; erano chiamati peccatori! - Zaccheo apparteneva a questa categoria e con un rango più elevato di ogni altro, era “capo dei pubblicani”. Gesù lo attira a sé e lo trasforma in un discepolo fedele. Nessuno si scoraggi, nessuno si consideri destinato alla perdizione.
Zaccheo cerca appassionatamente il Salvatore.
Anche gli uomini cattivi conservano nel fondo del
cuore un senso di bontà. Dentro ogni
cuore risuona la voce di Dio, che ripete il suo invito delicato alla
conversione e all’intimità con lui.
Tutti gli uomini senza eccezione sono chiamati alla santità. Non raggiungerla significa non essere
all’altezza della condizione in cui Dio ci ha creati.
Zaccheo cercava di vedere Gesù, “ma non gli riusciva
a causa della folla, poiché era piccolo di statura. Allora corse avanti e salì su un
sicomoro”. Zaccheo era un capo, era molto
ricco, aveva una sua dignità in mezzo alla gente. Ma davanti a Gesù dimenticò tutto: si mise a correre come un bambino, si
arrampicò sull’albero come un monello di strada. E tutto questo per vedere quell’uomo che
passava. E chi era quell’uomo?
Gesù era il grande e infinito Dio; era l’inaccessibile
Dio proclamato in tutte le pagine della Bibbia; cantato nella solennità dei
riti nel tempio; atteso da tutte le generazioni; era il Messia, il Salvatore unico di tutto il
genere umano; era Gesù che per amor
nostro sarebbe morto in croce e sarebbe risorto, si sarebbe chiuso nella
piccola ostia consacrata per diventare cibo e bevanda di vita, balsamo, veste,
dimora, forza, rifugio e conforto, speranza e salvezza nostra. E’ quel Gesù che riceviamo nella comunione,
ci consola e ci conduce alla gioia senza fine del paradiso.
Gesù era andato a Gerico per togliere Zaccheo dalla
tana dei mucchi soffocanti di denaro (allora non esistevano le banconote, ma
solo monete di metallo): là si era
sprofondato Zaccheo per tutta la sua vita come un sepolto vivo, un suicida
della sua felicità.
Gesù attraversa Gerico e percorre le strade del
mondo per cercare ogni sua creatura per salvarla al prezzo del suo sangue. Non gli sfuggiamo, ma lasciamoci attrarre,
vincendo ogni difficoltà, rispetto
umano, attaccamento al denaro…
Finalmente si incontrarono Gesù e Zaccheo, la fonte
della felicità e la sete in persona.
Zaccheo era sul sicomoro e Gesù (che viene dal cielo) a terra; l’uomo
sulla sua superbia e Dio nella sua umiltà. Gesù alza lo sguardo per guardarlo
meglio e dirgli mille cose con lo sguardo più che con le parole. Com’era lo sguardo di Gesù? Attraverso quel volto umano appariva la
divinità!
Zaccheo, uomo materializzato dal denaro, raramente
aveva incontrato sguardi benevoli. Aveva
visto volti corrucciati, li aveva fatti lacrimare ancor di più per la sua
rigida ricerca materialista. Quel denaro
lo aveva fatto meno che uomo. Ora però
Zaccheo stava per diventare più che uomo, simile a Dio e consanguineo con Gesù
che ci nutre con il suo corpo nella comunione.
Per meritarci tanti beni, il Figlio di Dio era sceso
dal cielo, aveva preso per sua dimora una stalla di animali, si era fatto per
noi servo e schiavo, poi crocifisso e sotterrato; ultimo degli uomini per
raggiungere tutti con facilità. L’ultimo
degli uomini è penultimo, dato che Gesù è all’ultimo posto. Chi vuol cercare Gesù non deve più alzare gli
occhi, ma abbassarli e lo trova sotto di sé.
Che cosa avrà detto Zaccheo quando vide Gesù da
vicino? Avrà detto: Eccolo, è lui, proprio lui che io ho cercato
in tanti modi. - E dopo di averlo visto
avrà pensato che era finita la sua gioia?
No, Dio non ci fa gioiosi per un momento, ma per sempre.
Finita la ricerca di Zaccheo, prosegue quella di
Gesù che va oltre ogni dire. Dopo di
averlo guardato e di avergli detto mille cose con il suo sguardo divino, lo
chiamò per nome. “Come mi conosci?”, gli
aveva detto uno dei primi di discepoli, anche lui chiamato per nome dal
Maestro. E Gesù in risposta: Prima ancora che tu nascessi io ti ho
conosciuto.
Siamo come i bambini che scoprono il volto dei
genitori. Prima ancora essi sono stati
amati e perciò sono venuti all’esistenza.
Gesù chiama per nome cioè entrare in amicizia
intima. Zaccheo sta per diventare il
discepolo prediletto. Il Maestro
prosegue dicendo: “Scendi subito, perché
oggi devo fermarmi a casa tua.”
“Scendi”,
vuol dire: Vieni giù, parliamo alla
pari, lungo la strada comune, qui mi incontrerai e ormai per sempre perché
siamo amici inseparabili.
“Scendi subito… In fretta scese e lo accolse pieno
di gioia.”
La fretta è segno di impazienza, di amore
irresistibile, di gioia incontenibile, di felicità inaudita. Quale felicità è quella di diventare amici di
Gesù, suoi consanguinei, come avviene nella comunione?
A tutti i doni divini, Zaccheo risponde con la
generosità propria del discepolo fedele: egli è disposto a fare tutto
quello che il Maestro andava insegnando:
entrare in una nuova dimensione di rapporto con il prossimo, un rapporto
di amore soprannaturale o divino fino alla concreta condivisione dei beni e
alla riparazione generosa: Restituisco
quattro volte; e quanto mi resta lo condivido con i poveri, come tu, Maestro,
vai predicando.
Quanto era insensata la mormorazione di coloro che
scandalizzati gridavano contro Gesù: “E’ andato ad alloggiare da un peccatore!” –
Quanta depravazione in quelle persone che apparentemente volevano salvare
l’integrità religiosa, in realtà erano lontani dal comportamento amoroso e redentivo di Dio!
Dio vuole la salvezza. Quella gente
era malvagia: non aveva mai sentito i battiti del cuore di Gesù, desideroso di
dare la vita per salvare anche una sola persona! L’integrismo o il fondamentalismo è contrario al Vangelo.
Gesù uscì in un’esplosione di gioia: “Oggi la salvezza è entrata in questa
casa!” Anche per noi oggi è entrata la
salvezza nel cuore. Ogni volta che si
legge il Vangelo viene attuato. Oggi
anche noi abbiamo incontrato Gesù e siamo entrati nella sua grazia speciale.
CONCLUSIONE
Dobbiamo essere generosi verso Gesù che ci chiama
alla sua amicizia. Dobbiamo rispondere
al suo invito senza riserve e senza resistenze.
E allora una gioia divina invaderà il cuore.
Quello che abbiamo dato a Dio è ben poca cosa,
quello che riceviamo da lui è impareggiabile.
Questa è la salvezza operata da Cristo, questo è lo scopo del
cristianesimo: una gioia grande. Ditelo a tutti coloro che cercano la gioia,
ma trovano la delusione. E dite che la
gioia è amare Dio ed essere amati da lui.