CRISTO CI SALVA RADUNANDOCI IN CHIESA

 

 

 

 

IL MONDO HA BISOGNO DI CRISTO

 

 

Il mondo è assetato di amore

 

Che cosa manca al mondo di oggi? Un mondo così ricco di benessere e povero di affetti? Mondo lacerato da odi, arrivismi, lotte, superbia, odii!...

Il nostro mondo ha tutto, ma è povero di amore e di Dio: Dio è l'amore per essenza ed egli riversa in noi il suo cuore.

L’amore di Dio è il Figlio suo Gesù Cristo, nostro Salvatore. Egli si è fatto uomo per venire in mezzo a noi, si fa pane (la santa Ostia consacrata nella messa) e così diventa nutrimento del cuore.

Ogni giorno si celebrano migliaia di messe disertate dall'uomo troppo occupato in mille problemi e privo della chiave di soluzione per la maggior parte di essi.

Il mondo sente un forte desiderio di unità, di comprensione, di benevolenza e di pace. Ma questo sembra un sogno irrealizzabile. Noi credenti, però, sappiamo che quanto è insito nel fondo del cuore è voce di Dio ed è annunzio certo di un suo progetto che deve realizzarsi. Ma come?... Quando?

 Con la Chiesa di Cristo!

 Oggi non mancano esempi di bontà disinteressata, di gene- roso servizio per il bene degli altri. Questi esempi sono spesso avvolti nel silenzio. Sono essi a sorreggere ancora il mondo. E' vero il detto: «Fa più chiasso un albero che cade nella foresta vergine che non migliaia che crescono in silenzio».

 Pertanto con tutta la forza della fede diciamo che è più il bene che il male, altrimenti non potremmo esistere più sulla faccia della terra. Gesù ha detto: «lo ho vinto il mondo», volendo dire: «Ho vinto il male, ho portato il bene e lo porto continuamente».

 

Gesù salvatore è con noi

 

Gesù non è soltanto un personaggio dell'antichità, ma una persona viva e presente nella comunità cristiana o Chiesa: ed è presente come Salvatore.

Egli, infatti, prima di dare la sua vita per la nostra redenzione, ha ritualizzato la sua presenza e il supremo gesto di salvezza, istituendo l'augusto sacramento dell'eucaristia, la santa Ostia consacrata nella messa. Nell'ultima cena pasquale, egli, prendendo il pane nelle sue mani, disse-. «Questo è il mio corpo offerto in sacrificio per voi».

Il Redentore, dunque, è sempre con noi ed è in quello atteggiamento di redenzione come nell'ultimo momento della sua vita terrena quando completò la sua opera di salvezza. Il Redentore e la sua redenzione non sono soltanto realtà del passato, ma presenza perenne e dinamica nella comunità credente o Chiesa.

Quando un credente si accosta a ricevere quel pane che non è più pane, ma Gesù, perenne redenzione, allora porta dentro di sé una dinamite più potente di qualsiasi altra forza umana o cosmica. E' la forza straordinaria della salvezza di Cristo.

Se la comunione con Gesù viene fatta con tutte le dovute disposizioni e con piena disponibilità, il mondo ha la fortuna di avere un altro cristo in terra: attraverso quella persona, che imita il Figlio di Dio, fatto uomo, praticandone gli insegnamenti.

Ed allora il Vangelo diventa una realtà dei nostri giorni. Cri- sto è con noi e opera quello che viene raccontato nel Vangelo: Sono venuto «per annunziare anche ai più poveri un lieto annunzio, per proclamare la liberazione, per dare sollievo agli oppressi» (Le 4, 18).

Se questo non avviene è segno che l'incontro con Cristo non è stato autentico. Se i cavi elettrici sono deteriorati, la luce arriva a intermittenza, i motori non si muovono, il calore non esiste.

E' necessario che i credenti facciano un serio esame di coscienza chiedendosi : Credo davvero? Credo fino a raggiungere quella forza irresistibile che mi fa operare come credo? Se la fede non si pratica, si crede come si vive.

Non è dunque Gesù incapace di salvarci, ma gli uomini che non si accostano a lui.

Madre Teresa di Calcutta, missionaria della carità, è un esempio vivente della potenza della fede cristiana. Quando si recò . Etiopia e chiese di poter servire "i poveri più poveri", suscitò istintivamente questa risposta: «Ma allora Cristo è venuto nuovamente in terra?! »

Madre Teresa, però, non è capace di operare tutto quello che stupisce il mondo senza quel Gesù sacramentato che conserva gelosamente nelle sue case, se ne nutre, lo contempla e lo adora per lunghe ore di silenzioso raccoglimento.

 

Cristo ci insegna ad amare

 

Solo Cristo ebbe il «coraggio di dare la vita per noi quando gli eravamo nemici». «Per una persona per bene, forse si troverà qualcuno che dia la vita» (Rm 5, 6ss), ma per i propri nemici lo ha fatto solo Gesù. Egli viene da una fonte infinita di amore che è la SS. Trinità.

La Bibbia dice che l'essenza di Dio è l'amore: Dio è carità, gratuità, dono di sé, bontà infinita, inesauribile ed eterna.

Noi non riusciamo a comprendere l'amore di Dio perché siamo in situazioni opposte-. egli è creatore e noi creature. li creatore è il totalmente altro dalle creature: ha tutto e non può riceve- re nulla, tutto dona senza esaurirsi mai.

La creatura invece non può esistere senza ricevere. Riceve tutto da Dio, e poi viene immessa nell'esistenza perché imiti la sua bontà generosa verso le altre creature per costruire un mondo come specchio di quello ove splende il Sole dell'eterno calore.

Ma, per un incidente mortale (il peccato), il mondo è diventato un piccolo guscio o un ghetto in cui ci si chiude nell'egoismo. Però, solo dentro questo guscio, vige la legge del compenso: «Quanto mi dai per questa prestazione? Quanto vuoi per quest'al- tra? Quanto guadagni tu? Quanto costa e quanto vale ... ?»

Al di fuori del piccolo guscio terrestre vige la legge de gratuità. " legge dello scambio a compenso è un pulviscolo come il globo terrestre nell'universo.

Dio è amore, gratuità e generosità inesauribili.

Noi nasciamo, viviamo e respiriamo per pura bontà divina. Dio ci ama e non mancherà mai di amarci gratuitamente. E li non 1 9 può non amare, non è capace di fare il male: è, contro la sua natura; non si vendica, non punisce, non condanna nessuno.

Non è Dio che punisce l’umanità, ma l'umanità che si condanna da sé allontanandosi da Colui che è ogni bene. La fonte eterna e infinita dell'amore è la SS. Trinità. Da lì viene Cristo, l'unico Figlio di Dio fatto uomo. Egli ha portato nel inondo dell'odio e dell'interesse l'amore disinteressato e divino. Puf u~to e crocifisso ha amato. L'Amore infinito supera ogni male. Per questo diciamo con certezza che, dal momento della presenza di Gesù in terra, il bene supera il male.

L'amore di Cristo si chiama meglio carità: quell'amore puro motivato soltanto dalla natura intima divina tutta bontà.

C'è una differenza essenziale tra l'amore di Dio e quello umano. Dio ama perché è buono; egli ha la ragione dell'amore in se stesso e non lo deriva da altri. Noi amiamo perché attratti da un oggetto che è fuori di noi: Amo perché mi piace... perché, merita... Dio ama perché lui è buono e non cessa mai di esserlo. Perciò ama sempre e tutti. Noi amiamo perché vediamo un bene fuori di noi e vo   mo raggiungerlo. Dio invece ama e perciò crea. Il suo amore precede e causa l'esistenza di tutto.

Per questo Gesù ci ha amati mentre eravamo pescatori. Se avesse atteso che noi fossimo buoni per amarci, non ci avrebbe salvati mai.

 

Cristo ci dà l’esempio e la capacità di amare

 

Il Figlio di Dio si è fatto uomo per insegnarci ad amare con lo stesso amore con cui si ama nella famiglia trinitaria. Ma per salvare l'uomo non basta insegnargli la strada, occorre anche dargli la forza. La forza ci è data con il dono dello Spirito Santo.

Gesù infonde in noi quello stesso Spirito Santo, amore divi- no, che lo spinse a morire per noi.

Egli infonde lo Spirito Santo nell'umanità:

 

l. Con la forza della legge di solidarietà, inserendosi nella  catena delle generazioni umane mediante l'incarnazione. Tutto il bene che avviene nel mondo è, frutto della presenza del Figlio di Dio incarnato e dei suo Spirito presente ovunque.

2. Con la sua Parola che è ispirata cioè piena di Spirito Santo.

3. Con i sacramenti, mezzi potentissimi di infusione di Spirito Santo.

 

L’esempio di Gesù

 

Dal suo primo apparire sulla terra, Gesù visse in perfetta comunione d'amore. Per farsi uomo, infatti. non si creò un corpo e un'anima. Lo avrebbe potuto fare. Ma creò Colei che sarebbe stata la sua generosa socia nella redenzione.

Il Primo gesto del Redentore è stato la creazione della vergine Immacolata: che inserì nella famiglia trinitaria. La creò perché fosse il riflesso del Padre verso l'umanità del Figlio eterno, che doveva nascere da lei. La ricolmò di grazia di Spirito Santo fin dalla sua concezione, perché fosse espressione tenera e materna di un amore divino verso il Figlio, preservandola dal peccato originale.

Il Figlio di Dio si fece uomo quando la sua umanità poté vivere in comunione di amore con una persona umana elevata alla nobiltà di Madre di Dio.

Gesù visse in perfetta unità d'amore con la Vergine Immacolata e volle nascere in una famiglia, quella di Nazareth, che è il primo modello della vita redenta da Cristo. Il genere umano raggiungerà la perfetta felicità quanto più si specchierà agli esempi della Sacra Famiglia. Là regnava la pace, era sovrano l'amore, c'era il rispetto delle diversità dei compiti, la gioia della donazione vicendevole, la serenità anche nelle sofferenze, che sono il retaggio di questo mondo di peccato.

 

Così ebbe inizio la redenzione

 

Quando l'alleanza di amore tra Dio e il popolo di Israele raggiunse il vertice con l'incarnazione del Figlio di Dio nell’umile vergine di Nazareth, Maria,  ebbe inizio la redenzione.

Nei tempi antichi, Dio aveva concluso un patto di alleanza con Israele, preannunziando l'incarnazione del Figlio. Secondo gli schemi sociali del tempo, aveva fatto uccidere un animale, era passato in mezzo, aveva mangiato le carni e si era asperso del sangue della vittima (Gn 15).

Così i membri di tribù estranee diventavano consanguinei e concorporei. Dio aveva compiuto il simbolismo del mangiare e del- l'aspergersi, facendo bruciare le carni, il cui profumo saliva in alto verso la sua dimora e facendo aspergere di sangue l'altare, segno della divinità.

Nel grembo verginale di Maria avvenne la realtà della comunione di vita e di amore tra Dio e l'umanità.

Quella donna era l’inizio dell’umanità   redenta e quel Dio, fatto suo bambino, era il Cristo che veniva a radunare i dispersi figli dell'umanità nella comunione umano-divina o Chiesa.

La Madonna è la Chiesa prima della Chiesa, la prima redenta da Cristo e la più perfettamente redenta fino al punto da diventa- re Madre della redenzione e Madre della Chiesa.

 L'esperienza di amore tra Gesù e Maria doveva estendersi a tutto il genere amano, a partire dai primi discepoli di Cristo fino a tutti gli altri.

La Madonna è senz'altro una donna singolare, ma non isolata dal resto dell'umanità. Quello che avvenne in lei per via genetica e materna si sarebbe esteso a tutti i discepoli di Cristo per via sacramentaria. Maria fu elevata nella famiglia trinitaria con la vocazione della maternità divina, il resto dell'umanità con l'adesione a Cristo per mezzo dei sacramenti.

 

Che cosa sono i sacramenti ?

 

Che cosa sono i Sacramenti ?Mezzi di congiunzione con la persona e con l'opera di salvezza dei Redentore.

Il battesimo innesta vitalmente e realmente a Cristo, riversa la sua redenzione come rigenerazione o rinascita: si nasce alla Vita divina perché lo Spirito Santo infonde una vita nuova e divina (chiamata: grazia santificante) per cui si è realmente figli di Dio, fratelli di Cristo e amanti di Dio con la persona divina dello Spirito Santo.

Ogni battezzato diventa corpo e sangue di Cristo, come nella messa il pane e il vino sono suo corpo e suo sangue. Si deve precisare che il pane e il vino perdono totalmente la loro sostanza, mentre il battezzato pur conservando la propria personalità umana, viene arricchito di una vita nuova che lo innesta a Cristo come il tralcio alla vite.

Se all'azione del sacramento segue l'impegno personale ricopiare le virtù dei Redentore, si giunge al culmine della immedesimazione mistica con lui. Mistico vuol dire reale, vitale e misterioso, senza confusione tra il divino e l'umano e senza separazioni. S. Paolo diceva: «Non sono più io che vivo, ma Cristo vive e opera in me».

Il  mistero di Maria, consanguinea con Cristo e inserita nella SS. Trinità, è la realtà di ogni battezzato. Lo Spirito Santo scende e dimora realmente nel battezzato, come scese in Maria e dimorò in lei dalla sua concezione immacolata.

Gesù ci innesta al suo essere Figlio dei Padre.

Con lui formiamo un solo Unigenito e siamo amati dal Padre con lo stesso amore diretto verso il Figlio; e noi possiamo amare divinamente mediante l'azione dello Spirito Santo.

Allora, sia l'amore verso Dio (il senso religioso), sia quello verso il prossimo (i doveri sociali) assumono una capacità e un'intensità divina, superiore a qualsiasi tipo di amore esistente nelle esperienze terrene.

Se il nostro amore non raggiunge queste altezze, è segno che dobbiamo lottare molto per vincere gli ostacoli e per implorare la grazia divina mentre siamo in cammino verso la pienezza del battesimo.

In questo cammino ci vengono in aiuto gli altri sacramenti.

La Cresima rende maturo il battezzato e lo abitata alla missione cristiana da compiere secondo la propria vocazione. E' evidente che non si può ricevere la cresima (come ogni sacramento) senza adeguata preparazione: si diverrebbe cristiani per il sacramento, ma in realtà si vivrebbe da pagani o come non redenti. Da qui ha origine la crisi dei cristiani di nome e non di fatto.

L’eucaristia è il sacramento che alimenta la vita cristiana come il cibo la vita fisica. E' il sacramento dei corpo e del sangue di Cristo, offerti in sacrificio perenne sull'altare per condurre il cristiano alla piena comunione con la persona e con la missione del Redentore.

Il sacramento della confessione o riconciliazione purifica, restaura, rinnova la vita cristiana sotto forma di medicina dello spirito, rimettendo tutti i peccati commessi dopo il battesimo.

L'olio degli infermi consacra i malati, la cui salute è gravemente compromessa, rendendoli simili al Crocifisso per amore: sradica ogni residuo di colpa, eleva e solleva lo spirito con la forza dello Spirito Santo.

L'ordine sacro rende capaci alcuni battezzati a compiere i gesti fondamentali della salvezza di Cristo: consacrare l'eucaristia, rimettere i peccati, radunare in Cristo e condurre al Padre le comunità ecclesiali.

Il matrimonio costituisce sposi cristiani un uomo e una donna, riversando in essi la carità divina per formare le famiglie come piccole chiese.

La forza cristiana sono i sacramenti ricevuti con fede, testimoniati con l'impegno di vita.

I sacramenti riversano quella forza divina che trasformò il Crocifisso in Risorto. Alla risurrezione di Gesù si sprigionò una forza potente tale da distruggere la morte e trasformarla in vita nuova e divina. li corpo del Crocifisso divenne glorioso e immortale: impassibile, agile (entra a porte chiuse nel cenacolo, si muove con la velocità dei pensiero), pieno di bellezza e di grazia divina.

La risurrezione non interessò soltanto l'umanità di Cristo, ma è tesa a produrre gli stessi effetti in tutto il genere umano. Per questo Gesù è Salvatore dei mondo. La  redenzione si comunica principalmente con i sacramenti, che infondono nelle singole persone la forza rigeneratrice dei Risorto. Quella "forza" è lo Spirito Santo e i suoi doni soprannaturali.

Lo Spirito Santo amore assunse l'umanità di Cristo fin dalla concezione nel grembo materno: Maria «concepì per opera dello Spirito Santo». Lo Spirito Santo spinse Gesù a morire in croce per i suoi nemici e "arse di amore” il suo corpo e la sua anima umana, come nei sacrifici antichi il fuoco consumava le vittime e le rendeva “soave odore” per la divinità. Lo Spirito trasforma pane e vino in Gesù sugli altari nella redenzione perenne dell'eucaristia o messa.

Lo Spirito trasformò una donna in madre di Dio, piena di grazia e tutta immacolata; fa degli uomini i figli di Dio con il battesimo e la cresima; rende innocenti i peccatori con la confessione o riconciliazione; fa dei malati i redentori associati al Crocifisso con l'olio degli infermi: rende un uomo e una donna capaci di vincere la passionalità per amarsi di amore disinteressato ed eroico nella famiglia; trasforma un semplice battezzato in ministro della grazia del Redentore (sacerdozio od ordine sacro) per consacrare il pane eucaristico, assolvere i peccatori, condurre al Padre i suoi figli. Poiché i sacramenti vengono conferiti a persone responsabili e libere, producono i loro effetti quanto più sono capiti nega fede e assecondati nell'impegno di vita cristiana.

Senza fede i sacramenti sono invalidi, senza impegno personale restano infruttuosi. La Me viene dalla parola di Dio. Il cristiano deve avere tra le mani il Vangelo, custodire nel cuore la parola di Cristo e cercare di adeguarvi la propria vita.

 

Il cristiano è sacramento di Cristo

 

Sacramento è una parola latina che indica qualche cosa di sacro; la stessa parola in greco si dice “mysterion”, una realtà divina che fa irruzione nell’uomo lasciandolo stupito per la sua grandiosità che impone silenzio contemplante (in greco "myo"= tacere). Il sacramento è una realtà grandiosa e divina che si inserisce nell’uomo e lo fa “deiforme”, simile a Dio. Con la redenzione, Gesù ci ha dato sette segni sensibili che comunicano la redenzione (battesimo, cresima, eucaristia, riconciliazione, unzione degli infermi, ordine sacro e matrimonio).

Con i, sacramenti, il cristiano viene assunto da Cristo e fatto segno sensibile della sua presenza nel mondo. Cristo è, il sacramento primordiale, l'uomo-Dio, segno e presenza della divinità in mezzo a noi. Egli opera nel mondo attraverso i cristiani, resi capaci di vincere il male e compiere il bene, specialmente il benvolere. Ha detto Gesù: «Questo è, il distintivo che siete miei, se vi amerete gli uni gli altri come io vi ho amati e ho dato la vita per voi».

Il cristiano, avvolto dalla persona dello Spirito Santo, diventa nuova incarnazione di Cristo e viene inserito nella fonte dell'eterno amore trinitario. Lo Spirito Santo, dono del Risorto, ci cristifica e ci conduce al Padre con una moltitudine di fratelli. Entrando in Dio diventiamo esseri comunitari che vivono e operano nella carità. Cristo opera tuttora nel mondo per mezzo dei cristiani uniti in comunione fraterna nella Chiesa.

Ogni bene nel mondo avviene per l'incarnazione, la redenzione e il dono dello Spirito Santo. Per questo noi crediamo che non esiste nel mondo altro Salvatore se non Gesù, che si è incarnato, ci ha redenti e ha effuso lo Spirito Santo in tutto il mondo. Il punto di inserzione tra il Salvatore e l'umanità è costituito da quelle persone che si sono lasciate assimilare da Cristo mediante i sacramenti ossia dai cristiani. Questi sono il punto d, appoggio divino che solleva il mondo dalla rovina.

I cristiani sono chiamati ad incarnare la vita e la missione del Redentore nel loro tempo, secondo le caratteristiche personali diverse. Ogni cristiano rispecchia Un aspetto della vita di Cristo- nel deserto (i contemplativi), nell'attività pubblica, nella cura dei bisognosi, nel lavoro (attività secolari), nel sacrificio del Calvario (i malati), nell'ultima cena (il sacerdozio) ... Sono molle e diverse le vocazioni, ma Uno solo è il Vocato e Inviato dal Padre per la salvezza del mondo: Gesù. Noi tutti, perciò, siamo una cosa sola in Cristo, anzi una sola “personalità mistica” (come insegna S. Tommaso d' Aquino).

«Non c'è più Giudeo o Greco (diversità razziale), schiavo o libero (diversità sociale), uomo o donna (diversità sessuale), ma tutti siete Uno solo, Cristo», dice Paolo (Gal 3,28).

Questa unione, anzi identificazione mistica di tutti in uno solo, costituisce l'essenza della salvezza cristiana.

E infatti, siamo salvati in quanto l'amore che è, in Dio si riversa in noi e noi viviamo nell'amore che è divino. «Dio è carità e chi rimane nella carità rimane in Dio e Dio in lui» (1 Gv 4, 8.16). La comunione fraterna dei cristiani è inizio, segno e mezzo di salvezza per tutto il mondo.

 INIZIO. Dio salva il mondo a partire da un piccolo nucleo di persone che rispondono al suo appello.

SEGNO: Essi sono segno per tutto il mondo di quello che Dio compie a beneficio di tutta l'umanità.

MEZZO: La salvezza si espande da un punto a tutto il creato a macchia d'olio per legge di solidarietà.

Per questo Gesù ha pregato il Padre «perché tutti siano una cosa sola, perché il mondo creda» (Gv 17, 21). Siamo salvati in quanto siamo stati raggiunti dall'amore che è, in Dio. Possiamo restare nella salvezza, se restiamo nella carità. La salvezza è carità, il contrario è peccato, inferno e allontanamento da Dio. Per questo, dice S. Giovanni della Croce, vale di più il piccolo atto di puro amore di Dio che tutte le opere della Chiesa messe insieme. E' meglio operare di meno, ma con maggiore amore. Vale più l'operante che l'opera. La Chiesa di Gesù è fondata sull'amore, esiste per amare e diffonde amore.

 

Che cos'è la Chiesa?

 

Per essere precisi non dobbiamo dire: Che cos'è la Chiesa, ma Chi è la Chiesa?

            La Chiesa è Gesù, Figlio di Dio fatto uomo nel grembo di Maria, trasformato in pane eucaristico per essere carne e sangue di ogni battezzato.

La parola chiesa è di origine greca, lingua del Nuovo Testamento. E' composta da ek+klesìa=da diverse parti chiamati in un solo Cristo. La parola chiamare (kaleo) si riferisce al raduno fatto da Gesù dei primi discepoli, secondo la narrazione evangelica, e alla chiamata o convocazione di tutti i fedeli (suoi discepoli) al suo corpo e sangue eucaristico (messa) di otto in otto giorni, la domenica, giorno sacro della risurrezione, pasqua settimanale.

Dice il Vangelo: Gesù cominciò a chiamare alcuni per nome: «Vieni e seguimi ! » (Mc 1, 16ss). Era l'inizio delle chiamate che poi si susseguirono lungo i secoli. Era l'inizio della “ek-klesìa” o con- vocazione (vocazioni diverse unite in una sola comunità) o chiesa. Dice il Vangelo di Marco: «Usciti dalla sinagoga, si recarono in casa di Simone e di Andrea, in compagnia di Giacomo e di Giovanni». La suocera di Simone era malata, Gesù la guarì; «ed essa si mise a servirli» (Mc 1, 29ss).

Gesù, fin da quando ebbe i primi quattro discepoli, li radunò con sé (cioè fece un' ekklesìa), trovò una casa per abitare insieme (con-ventum=da diverse parti uniti dentro le stesse mura) e chi li servisse. E' il primo “convento” cristiano, la prima “famiglia religiosa”,   primo nucleo di Chiesa. Quando i discepoli crebbero, Gesù «chiamò a sé quelli che volle, ne scelse dodici che stessero con lui e anche per mandarli a predicare» (Mc 3, 13ss).

E' il nucleo portante della Chiesa, il collegio degli apostoli i cui successori oggi sono i vescovi e i sacerdoti. Gesù diede loro per capo Pietro come segno di unità in un solo Cristo invisibile operante mediante i suoi ministri. Li investì di particolari poteri perché reggessero la Chiesa: la parola, I sacramenti...

Chi è che parla in nome di Gesù? Coloro ai quali Gesù stesso disse: «Chi ascolta voi ascolta me» (Le 10, 16). Chi può togliere i peccati in nome di Dio? Gli apostoli e i loro successori. Ad essi Gesù disse: «Come il Padre ha mandato me, anch'io mando voi. Coloro ai quali rimetterete i peccati saranno rimessi; a coloro che non li rimetterete resteranno non rimessi» (Gv 20, 21ss). «Mi è stato dato ogni potere in cielo e in terra Andate in tutto il mondo, rendete discepole tutte le genti battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Io sono con voi fino alla fine del mondo» (Mt 28, 18ss).

La Chiesa, subito dopo la risurrezione di Gesù, visse un'esperienza singolare di condivisione anche di beni materiali, come si fa attualmente nelle famiglie religiose (i frati e le suore). Si veda At 2,  42ss. I cristiani avevano compreso che iniziava una nuova era per l'umanità: quella della fratellanza universale nel Corpo e nel sangue di Cristo: iniziava la Chiesa.

 

La Chiesa è Gesù con noi

 

La Chiesa è il Figlio di Dio che si ramifica in tanti tralci come la vite. Disse infatti: «lo sono la vile e voi i tralci». la sua umanità e divinità si ritrovano in ogni battezzato: Come egli si era incarnato nella Vergine Immacolata per farsi uomo, così assume ogni battezzato e lo fa suo corpo e suo sangue pieno di vita divina. E’ un vero e proprio vincolo vitale. Insegna la Chiesa per bocca del Papa Pio XII: «Il legame tra un membro e il corpo umano è meno forte di quello esistente tra Gesù e ogni battezzato».

La Chiesa è il raduno di tutti i battezzati innestati nell’unico Cristo; è Gesù moltiplicato mediante un'incarnazione sacramentaria che ha il suo culmine nella santa eucaristia o messa: Cristo che si offre al Padre associa tutti i comunicanti al suo corpo eucaristico. Come l'Ostia santa è un solo Gesù Cristo, e se si spezza ogni parte è tutto l'unico Cristo, così la Chiesa è l'unico Gesù vivente in una moltitudine di fratelli; ogni membro della Chiesa è Gesù e tutti insieme sono solo l'unico e identico Cristo.

 

E' urgente una “Nuova Evangelizzazione” del Mondo

 

Che cosa manca, dunque, al mondo oggi per essere una sola famiglia amorosa? Manca Cristo, che lo fa Chiesa. Forse lui è lontano da noi? Noi Forse dopo duemila anni le sue istituzioni (battesimo, comunione, ecclesialità ... ) sono deteriorate o esaurite? No! Manca la fede in lui, la fede pratica, la vita in esperienza di Chiesa come lui ha voluto.

E' necessario fare una forte evangelizzazione per salvare il mondo dall’egoismo e dalla disperazione, e portarlo a quell'ideale che Dio ha progettato e solo Cristo può attuare. Uno dei primi mali da guarire è la sfiducia. Ad essa si deve reagire con la fede nel Vangelo, lieto annunzio di salvezza. Nulla è impossibile a Dio.

E abbiamo le prove: una Vergine diventa madre e resta vergine; un Crocifisso risorge glorioso e resta tale per sempre ed è con noi; un po' di pane e di vino si trasformano in Cristo, «cibo e bevanda di vita, balsamo, veste, dimora, forza, rifugio, conforto».

Forse che ai primi tempi della Chiesa il mondo era meno crudele del nostro? D mondo è sempre tale. Dio non attende che l'uomo diventi buono per amarlo.

Che cosa ci manca, dunque?

1.      Una forte convinzione di speranza, che si apprende dalla lettura assidua del Vangelo.

2.      Le idee di Cristo si devono incarnare mettendole in prati- ca. Credere e non operare è il peggiore dei mali di oggi: da qui viene la falsa convinzione che la Chiesa non possa fare niente. Sì, non può far niente in chi non si fa coinvolgere.

3.      Credere alla legge di solidarietà insegnata da tutta la Bibbia e che si esprime così: bene e male operati da una sola persona si propagano in tutto il mondo. Tutte le persone di buona volontà si dedichino con speranza grande a compiere il bene che è in loro potere. Si desidera la pace fra le nazioni? Sarebbe una velleità desiderarla e non impegnarsi per essa nel proprio ambiente. Gesù comanda prima di tutto l'amore verso il prossimo (superlativo di vicino). Chi odia è perfettamente uguale a coloro che producono armi, spacciano droga, uccidono...

4.      Operare con una visione di fede e di speranza

a.              dobbiamo credere a molte realtà e valori che non sono di immediata constatazione. Il più non si vede, il bene non si nota, ma salva il mondo;

b.               non si può vedere tutto il risultato del bene ne" sola sfera terrena: siamo degli esseri umano-divini, temporali ed eterni. La realtà totale dell'uomo si rivela nell'eternità.

5.      Non esistono persone irredemibili. Cristo è venuto per salvare tutti. Tutti siamo salvati   gratuitamente da un infinito amo- re. Nessuno deve disperare per qualsiasi situazione personale, familiare o sociale. Gesù è il salvatore del mondo! Lui ha salvato in fin di vita un ladrone giustiziato in croce, ha cercato con amore i peccatori, mentre ha respinto il bugiardo fariseismo che accusa il male solo negli altri e si crede infallibilmente l'unico giusto.

6.      Convincersi che il male prima di tutto è annidato in ogni persona umana (eccetto la Madonna; Gesù è persona divina); e che la belva (il male) si deve scovare nella sua dimora che è il proprio cuore.

Quando si vuole vedere un mondo più giusto o quando si notano tante "cose storte” che “non si possono sopportare",  per istinto di fede dobbiamo subito correre dentro di noi e dire: “Ecco dove sono tutti i peccati dei inondo, dentro il mio cuore. Se lo purifico salvo il mondo”.

Occorre una lotta spietata contro le passioni: la superbia, l'egoismo, la lussuria, l'avarizia... Qual è la vera ragione per cui «non possiamo vedere le cose storte»?

·        perché non ci vogliamo riconoscere parte di un'unica umanità peccatrice;

·        perché non vogliamo convincerci che il mondo si purifica purificando noi stessi. Se siamo convinti di questo, ogni “stortura" è occasione ambita per combattere l'egoismo, e così togliere dal mondo un tasso di malizia in più.

Chi ci dà la forza per agire così? Gesù Cristo. Egli è con noi come è narrato nel Vangelo. Gesù è presente in corpo e sangue nell'Ostia consacrata nella messa.

Il suo insegnamento è nel Vangelo e sulle labbra di coloro che egli ha inviato in suo nome. La sua redenzione e la sua forza sono inserite nei sacramenti della riconciliazione e della comunione.

Abbiamo bisogno di vita cristiana per rendere il mondo più umano e per dare alla vita una dimensione divina ed eterna.

A livello personale, occorre rendere la fede più concreta, sincera e pratica! A livello sociale, occorre fare esperienza di Chiesa. Gesù non ci ha redenti per vivere isolatamente. La redenzione di Gesù si realizza con la costituzione della Chiesa, comunità di amore.

La Chiesa è la comunità di uomini radunati da Cristo, attorno a lui, dentro di lui per partecipare alla stessa comunione di amore nella SS. Trinità. L’esperienza di Chiesa si fa secondo le tracce date dagli Atti degli Apostoli. La prima comunità credente:

1.      Viveva insieme (senza disertare le adunanze religiose);

2.      Ascoltava assiduamente la Parola di Dio (istruzione permanente sulla fede);

3.      Spezzava il pane dell'eucaristia;

4.      Metteva tutto in comune e non c'era alcun bisognoso, se siamo fratelli, dobbiamo condividere tutto, altrimenti possiamo meritare le parole di condanna: «Andate via da me maledetti, nel fuoco eterno ... » Quello che fate ad altri lo fate a me in persona !

 

 

CRISTO FA DEGLI UOMINI LA SUA CHIESA

 

Ossia la comunità di coloro che credono e vivono in Cristo lodando Dio Padre e servendo i fratelli nella carità dello Spirito Santo in attesa della pienezza della Carità in Paradiso.

 

 

La  Chiesa è mistero

 

 La Chiesa di Gesù vive tuttora come lui l' ha voluta e l' ha organizzata: una comunità di fratelli nel suo corpo e nel suo sangue (per il battesimo e per l'eucaristia), una comunità con responsabili, consacrati con il sacramento dell'ordine sacro (papa, vescovi, sacerdoti, diaconi).

La Chiesa è una realtà visibile, ma che non lascia trasparire tutta la sua ricchezza divina: si vede solo un aspetto minimo, il più non si vede, ma si percepisce per Me.

Non vediamo Gesù che è veramente presente sia nell'Ostia consacrata, come nelle azioni dei sacramenti che producono effetti sorprendenti al di là delle possibilità umane.

Non vediamo lo Spirito Santo che è la vita della Chiesa e unisce tutti i fedeli in un solo corpo, il corpo del Cristo universale. Non si vedono i santi che pur esistono numerosi in ogni tempo della storia e in ogni luogo della terra. 1 santi sono venerati dopo morte; prima sono perseguitati, calunniati, odiati, come ha detto Gesù: «Sarete odiati per il mio nome». Essi rievocano il mistero di Cristo che redime mediante il sacrificio di sé.

I santi non sono tutti conosciuti e venerati in terra. E' solo un piccolo numero dell’immensa moltitudine di cui parla la Bibbia. La Chiesa è, mistero come l'Eucaristia: in questa si vede un po' di pane, si percepisce con le orecchie il suono delle parole che consacrano, ma non si vede tutta la sua ricchezza divina.

 

La Chiesa è comunità orante

 

La prima nota caratteristica della Chiesa è quella di associarsi a Cristo nella lode perenne al Padre. Dio ci ha creati per amore, ci ha impastati di affetto, ci ha dato come scopo ultimo dell'esistenza l'amore e il canto gioioso di grazie. Quel canto, elevato dal Figlio al Padre per la forza amorosa dello Spirito Santo, venne intonato in terra con la presenza di Cristo. Egli associò la sua santa Madre innalzandola alle altezze divine per sola grazia. La Vergine quando prese coscienza delle meraviglie operate in lei esclamò a gran voce: «L’anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio mio salvatore». I redenti da Cristo, quanto più salgono verso le altezze spirituali del loro Redentore, tanto più gridano la loro gioia. La preghiera è prima di tutto rendimento di grazie, lode al gran Benefattore. Sono tanti i benefici di Dio che non si possono ricordare senza dire solo: Grazie!

Egli opera per pura bontà e compie meraviglie. L’occhio della fede li percepisce e canta con il cuore pieno di gioia. Il paradiso inizia già in questo mondo. E invece, quanto meno si entra nelle realtà cristiane tanto più si "cantano miserie", si è tristi, pessimisti, senza speranza né fiducia; si critica tutto perché si è male collocati in se stessi.

Non è perdita di tempo pregare, meditare sulle meraviglie di Dio alla luce della sua Parola santa che è contenuta nella Bibbia e che viene sminuzzata nelle riunioni liturgiche. Chi prega crede e ama, chi non prega soffre e non trova via di uscita dalla propria tristezza. Come si fa a dire che non si ha tempo per la preghiera e soprattutto per quella ufficiale del raduno o 'ek-klesìa' domenicale attorno a Gesù sacramentato? li primo segno di appartenenza al popolo di Dio è la partecipazione assidua alla santa eucaristia o messa festiva.

Eucaristia è una parola greca che significa rendimento di grazie. In essa si viene inondati di tutta la redenzione del Cristo come in un mare senza fondo, oceano senza sponde... e si dice solo: Grazie! “Eucharisto”!

 

La Chiesa è comunità in continua purificazione

 

La Chiesa è una comunità, assunta da Cristo per assimilare la sua redenzione e tendere alla perfetta comunione con Dio e con i fratelli. Però la Chiesa vive in questo mondo, deformato dal peccato, ove l'influsso del male è prepotente. Se i credenti non si nutrono della parola di Gesù, dei suo corpo e sangue e dello Spirito Santo purificatore, sono risucchiati dal mondo del male da cui provengono.

«Tutta intera la storia umana è pervasa da una lotta tremenda. L’uomo deve combattere senza soste per poter restare unito al bene, né può conseguire la sua interiore unità se non a prezzo di grandi fatiche e con l'aiuto della grazia di Dio. Tutte le attività umane sono messe in pericolo quotidianamente dalla superbia e dall'amore disordinato di se stessi» (GS, 37).

I cristiani, per essere fedeli a Cristo, devono lottare continuamente contro la ricerca di soli diritti senza doveri (egoismo), ricerca di soli beni materiali (arriviamo, danaro facile e sporco, calpestare i diritti altrui), appiattimento nella sola sfera materiale senza valori spirituali ed eterni (materialismo, evasione, droga), esasperazione dell'egoismo nelle lotte di classe, inimicizie, odi, violenze, fuga dall'impegno, dal sacrificio, dalla responsabilità (edonismo, infiacchimento delle forze morali con molti derivati: aborto, eutanasia, abbandono dei poveri e dei deboli, dei malati e degli anziani, disgregazione della famiglia, delinquenza ... ).

In poche parole possiamo dire: fame e sete di avere, potere, piacere con conseguente impoverimento dell'uomo vero, suicidio della società, distruzione in massa o cultura della morte e disperazione. Come ci si può salvare da questo mondo corrotto? Con la grazia di Cristo che è sovrabbondante. Ma bisogna accoglierla mediante i sacramenti, la messa, la confessione o riconciliazione..

La salvezza personale a sua volta, per legge di solidarietà, si estende a tutto il mondo. Come Gesù con la sua passione dolorosa e con la sua morte umiliante ha distrutto il peccato del mondo, così chiunque entra nella sfera di azione di Cristo salva se stesso e gli altri.

 

La Chiesa ha il sacramento della confessione

 

Dice il Vangelo: «Nel cuore dell'uomo nascono le violenze, gli adulteri e tutti i mali». Chi purifica il suo cuore purifica tutto il mondo. Una grave tentazione è quella di credersi fuori dall’area delle responsabilità dei mali che ci affliggono. li Vangelo ci insegna a metterci in stato di accusa. Gesù mandò gli apostoli (oggi i vescovi e sacerdoti) perché predicassero la penitenza e il perdono dei peccati. E possibile risanare il mondo, renderlo più bello, ma bisogna partire dalla penitenza o conversione personale e di gruppo. L’intera comunità cristiana o Chiesa è comunità di penitenti. Riconoscersi peccatori è . (in ordine cronologico) la prima risposta alla parola di Dio. Poi, quanto più si progredisce nella vita cristiana e quanto più ci si avvicina a Dio, luce chiarissima, tanto più si vedono le macchie, e con maggiore convinzione si grida la preghiera evangelica: «O Dio, sii propizio a me Peccatore!»

Dio risponde all’uomo in maniera divina. Egli applica la straordinaria forza di salvezza di Cristo a ogni peccatore pentito: è il sacramento della confessione o della riconciliazione. Quando il cristiano si confessa peccatore e si accosta al sacramento della riconciliazione, fosse anche il più grande criminale dell'umanità, diventa innocente come l'Immacolata! La forza della redenzione di Cristo è, superiore a qualsiasi male.

Il sacramento però non opera meccanicamente. Occorre l'atteggiamento di sincero pentimento e il proposito di rinnovarsi con la grazia divina. Se tale atteggiamento è forte e motivato dall'aver offeso Dio, bontà infinita, in vista del sacramento da ricevere quanto prima, opera immediatamente il perdono del peccato.

E' attraverso il sacramento della confessione, come insegna la saggia dottrina della Chiesa, alla luce del suo potere delle chiavi, che vengono perdonati i peccati commessi dopo il battesimo. La confessione è ben fatta, ci ricorda la Chiesa nel suo insegnamento, allorché è atto responsabile, che importa: un preciso esame-verifica della propria coscienza cioè del proprio agire, un sincero pentimento per tutte le proprie colpe, che conseguenzialmente impone il proposito di fare ogni sforzo per non commetterle più e quindi la sincerità nel manifestare tali colpe al ministro della Chiesa (il confessore) accettando i suoi consigli e la soddisfazione che per i peccati viene data.

 

 

La Chiesa è comunità fraterna in comunione

 

Se la Chiesa è Gesù che si estende nei cristiani, Cristo, Figlio unico del Padre, rende i cristiani figli di Dio e fratelli tra loro. E' il tipo di fraternità più forte che possa esistere. Infatti, si effettua attraverso il sacramento del battesimo che unisce al corpo e al sangue di Cristo e dona la sua vita divina o grazia santificante (come si suole chiamare).

Se dunque siamo fratelli, dobbiamo amarci come Cristo ci ama, lui che ha dato la sua vita per noi; come il Padre ci ama, lui che ha dato il suo Unigenito per la salvezza del mondo. L’amore fraterno tra i cristiani è il primo e unico comandamento. Nell'Antico Testamento erano due i comandamenti principali: amare Dio e il prossimo. Nel Nuovo Testamento, invece, dato che Dio si è fatto prossimo, si ha un solo comandamento: Amare Dio nel prossimo e il prossimo in Dio; amare il prossimo come Dio ha amato me.

Il mondo ha bisogno di amore. Se i cristiani si amano, rendono vivo quell'amore che Gesù ha portato in terra. l:amore deve raggiungere tutti senza escludere nessuno; e deve estendersi a tutte le esperienze di vita. Se non ci amiamo, saremo dei sacrileghi, perché arrestiamo quella forza divina che è stata inserita nei nostri cuori al momento dei battesimo. La carità (o amore divino) è la suprema legge del cristianesimo. Ad essa non va sacrificato nessun vantaggio di qualsiasi genere.

Ha detto Gesù: «Sono venuto nel mondo per accendere un fuoco», il fuoco dello Spirito Santo amore divino. Oggi occorre un esercito di anime che si dedichino all'amore di Cristo. Esse devono avere come supremo scopo della vita: distruggere l'egoismo e donarsi agli altri. Dice S. Francesco d'Assisi: «Se la madre nutre e ha cura dei figlio suo carnale, quanta maggiore cura dobbiamo avere del fratello nello Spirito Santo! »

Un accenno pratico a questo amore ci viene dato dal detto biblico: «Vinci il male con il bene». Quanto più osserviamo mancanza di amore, invece di reagire con violenza o con vendetta, dobbiamo moltiplicare l'amore. La reazione vendicativa è istintiva, ma anticristiana. E' logico invece versare maggiore amore proprio là dove manca. Bisogna ripetere con fede: «lo credo nella forza divina dell'amore e nella redenzione universale: nessuno è irredemibile. Anche in mezzo alle ingiustizie, alle cattiverie, all'odio, alle vendette si deve versare bontà, la dolcezza, la comprensione, la speranza... L’amore psicologicamente ha inizio nel pensiero: si devono coltivare nella mente sentimenti di benevolenza e di comprensione. Non si deve giudicare e condannare. «Dal cuore (cioè dall'interno), dice Gesù, provengono tutti i peccati».

Il cristiano vivendo di fede, guarda uomini e cose con l'occhio di Dio. La fede ci insegna che una sola persona, in quanto persona, vale più di tutti i geni messi insieme. Dio ci guarda come sua immagine, come figli nell'unico Figlio, e ci ama in Lui di amore infinito. Egli non vede quello che siamo ancora nel cammino, ma quelle che possiamo essere attraverso l'opera di redenzione. Dio solo conosce le meraviglie della sua grazia in ogni persona. A noi tocca il dovere di stimare, venerare, onorare il capolavoro della creazione, cioè ogni persona.

 

La Chiesa è comunità in cammino verso la patria del Cielo

 

Non siamo di Cristo, se fondiamo tutta la nostra vita nei pochi giorni di esistenza terrena. Noi sappiamo che questa vita è soltanto una parentesi, un momento di preparazione e di purificazione. E' il tempo in cui, dopo la creazione iniziale, Dio vuole la nostra cooperazione allo stato definitivo della nostra esistenza. Dio non ci fa perfetti per darci la gioia quasi di autocrearci. La vita futura sarà come noi ci siamo fatti di giorno in giorno in questo tempo di preparazione.

Nella futura dimora avremo la pienezza della personalità, la comunione completa con Dio, con i fratelli e con il cosmo (comunione cosmo teandrica). Ci sarà una nuova vita personale, una nuova società e un nuovo cosmo quando risorgerà il nostro corpo e sarà configurato a Cristo risorto.

Nell'attesa di questi eventi deve crescere il fervore di carità perché non parteciperà al convito di amore eterno chi non ha imparato ad amare il prossimo in terra.

La prospettiva eterna moltiplica il fervore di carità e diventa la vera molta di comunione fraterna. Al contrario, il materialismo moltiplica l'egoismo, la pigrizia il disinteresse per tutti. Ma allora l'uomo è più morto che vivo.

 

L’EUCARISTIA FA LA CHIESA

 

Il giorno del Signore

 

Si celebra il memoriale della morte e della risurrezione di Gesù, la sua cena pasquale o santa messa. La nostra salvezza ha origine dalla carità di Cristo che è morto per noi, è risorto e vive con noi nella santa eucaristia e nei sacramenti. La Pasqua è il cuore della Chiesa. La sua celebrazione festiva nel giorno dei Signore o domenica è il segno qualificato dei credenti. Siamo cristiani perché, salvati da Cristo, la cui salvezza o redenzione perenne è nella santa messa. Ad essa il fedele non può rinunziare se non per un grave impedimento: verrebbe meno all'appuntamento ufficiale con Cristo, si allontanerebbe dalla ek-klesìa o raduno attorno a Gesù, che si rende presente per riunire la comunità e liberarla dalle forze disgregatrici sempre risorgenti.

Ora facciamo seguire brevi osservazioni sul mistero eucaristico1.

 

La Santa Messa

 

Messa è parola latina che vuol dire licenziamento, perché, dopo l'istruzione della parola di Dio e prima di dare inizio alla celebrazione dei misteri divini, si licenziavano dall'assemblea coloro che non erano ancora battezzati. In seguito la stessa parola fu usata per licenziare l'assemblea dopo la celebrazione. Sarebbe meglio sostituire la parola 'messa' con cena del Signore, cena pasquale cristiana, celebrazione dell'eucaristia.

Eucaristia, parola greca coi significato di ringraziamento, rievoca l'uso ebraico di ringraziare Dio prima dei pasti e in parti- colare nella grande cena pasquale. In questa si compiva un lungo rendimento di grazie per le meraviglie divine nella storia della salvezza. Quando si celebra la divina eucaristia, si deve prendere coscienza di partecipare alla più grande cena pasquale, quella di Gesù, attualizzazione di tutti gli eventi di salvezza dell'Antico e del Nuovo Testamento.

La cena pasquale cristiana non è una cerimonia qualsiasi che si sbriga in pochi minuti, ma la più grande celebrazione della Chiesa, il cuore della pietà cristiana, il motore di ogni attività benefica nel mondo. " santa eucaristia è la convocazione più solenne che Cristo stesso fa dei suoi fedeli per riempirli dell'abbondanza della sua redenzione, liberarli dalle forze disgregatrici e condurli nel cuore del Padre.

La celebrazione eucaristica contiene ogni bene che il Redentore ci ha meritato. All'inizio del cristianesimo era la più grande solennità pasquale settimanale, nella domenica, giorno della risurrezione.

La celebrazione annuale della Pasqua non avrebbe molto valore senza l'eucaristia.

 

Banchetto che anticipa il Regno eterno

 

Disse Gesù nell'ultima cena: «Non berrò più del frutto della vite con voi finché non lo berrò nel regno di Dio» (Le 22, 18). La cena di Gesù era un anticipo del banchetto eterno.

Ogni volta che celebriamo la santa eucaristia, partecipiamo a una 'cena', di sera, la vigilia di un grande giorno, il giorno senza tramonto nell'eternità. L’eucaristia è l'anticipo della futura sorte dei figli di Dio, attorno al Figlio che viene dal Paradiso e sosta in mezzo ai fratelli. Ogni celebrazione è una forte tensione verso la meta finale della storia, la redenzione totale dei mondo e perfino dei cosmo materiale, come insegna la lettera ai Romani (Rm 8,19SS).

L’eucaristia rende presente e come accorciato in un punto tutto quello che fu operato per la nostra salvezza dalla creazione, all'incarnazione, risurrezione e restaurazione universale cosmica.

Nella celebrazione eucaristica, si apre il cielo, e il paradiso concelebra con noi; si eleva la terra fino alle soglie di Dio; cielo e terra si uniscono in un unico abbraccio: vivi e defunti, vicini e lontani... Il mondo si fa piccolo come l'ostia e l'ostia assume dimensioni immense. La messa è il cuore di Cristo, che a sua volta è il cuore e centro propulsore della storia e del cosmo.

 

La santa Eucaristia è tutto il Cristianesimo tutta la redenzione cristiana attraverso il pasto della cena pasquale

 

Il cristiano dunque non può vivere senza partecipare a" Pasqua settimanale del Signore. Per gli Ebrei la cena pasquale era annuale, per i cristiani invece è settimanale, come insegna il Vangelo di Giovanni 20,26.

E' stato lo stesso Risorto a dare inizio alla celebrazione della Pasqua di otto in otto giorni, a partire dalla sera del primo giorno della risurrezione, cioè la domenica, che per questo è Pasqua. L'ebreo, che non partecipava alla Pasqua, era escluso dal popolo eletto, il cristiano si autoscomunica, cioè si allontana da se stesso dalla comunione e dalla comunità cristiana: commette peccato mortale quando lo fa senza gravi ragioni.

Poiché l'eucaristia è, dono molto grande, è invalso l'uso di celebrarla ogni giorno e non solo la domenica. E' un uso lodevole, se alla partecipazione corrisponde altrettanta esplosione di fede quanta ne ebbero i primi discepoli di Gesù nell'ultima cena o negli incontri con il Risorto. Se invece, la celebrazione nei giorni feriali si riducesse solo a una qualsiasi funzione religiosa, a un semplice incontro di preghiera o a un riempitivo per qualsiasi ricorrenza, si potrebbe insinuare la convinzione che la messa è una delle tante espressioni religiose. No, essa è sempre il grande raduno dei cristiani con il Risorto, la grande convocazione attorno all'Agnello di Dio che toglie i peccati del mondo.

 

La celebrazione eucaristica festiva è precetto fondamentale per i cristiani

 

Il cristiano è colui che è chiamato da Cristo alla sua sequela e risponde con una conversione totale.

Il fedele deve istruirsi sul Vangelo e deve iniziare una scuola di vita evangelica con l'ascolto della parola di Dio e con la risposta ad essa mediante la preghiera privata e comunitaria. Tutto questo è condizione previa alla vita cristiana. Essa ha inizio con il battesimo vissuto, partecipando cioè al raduno per eccellenza nel mistero eucaristico.

Dalla partecipazione assidua all'eucaristia si può giungere a una vita cristiana secondo i dettanti che il Signore dà, di settimana in settimana, nella liturgia della parola, ove si ripete, come eco (katechéo = catechesi) la parola di Gesù. Il Redentore in persona si rende presente come nel momento della sua massima opera redentiva (la sua morte e la sua risurrezione) e ci comunica la forza, la luce e la gioia pasquale per vivere come visse lui in terra.

Il cristiano infatti è un altro cristo che rivive oggi nel mondo. Chi partecipa bene al mistero eucaristico vive la vita cristiana in abbondanza; non così chi non vi partecipa (almeno nei giorni festivi).

Chi non partecipa con consapevolezza e attivamente dovrebbe sentire come grave e impellente il dovere di istruirsi nella parola di Dio.

 

Come partecipare alla celebrazione eucaristica

 

Dal primo momento in cui decidi di partecipare alla divina eucaristia, renditi conto che lo Spirito Santo ti chiama all'incontro con Gesù risorto. Lui ti vuoi far sentire le pulsazioni del suo cuore, ti vuole comunicare un messaggio particolare attraverso le letture bibliche; ti vuole affidare un compito speciale e personale. Ogni celebrazione rinnova la vocazione e la missione affidata a ciascuno. E poiché tutte le vocazioni si uniscono nell'unico Cristo, tutti i chiamati all'eucaristia siamo dei con-vocati: uniamo in Uno (Gesù) la missione personale per formare con lui un solo cuore un solo corpo: la Chiesa.

La partecipazione all'eucaristia è prima di tutto ascolto della parola di Dio, quindi risposta, poi comunione con la Vittima divina; infine, nuova missione nel mondo in cammino verso l'eternità. Il sacerdote dice alla fine: «Andate in pace». E' la voce di Gesù che manda i cristiani come suoi missionari in mezzo alla gente.

Se la partecipazione è prima di tutto ascolto, è necessario udire e capire per rispondere, e non soltanto assistere da lontano come muti spettatori o addirittura trascurare questa parte della celebrazione.

La massima partecipazione si ottiene con la comunione eucaristica, che può farsi solo se si è in grazia di Dio. Ogni celebrazione eucaristica è comunione o alleanza e ogni comunione è partecipazione al divino sacrificio.

Non esiste comunione fuori del contesto sacrificale di Cristo e non esiste sacrificio gradito a Dio fuori di quello del Redentore.

 

La Grande Cena Pasquale

 

La celebrazione dell'eucaristia ha un'importanza somma per la vita della Chiesa, per la salvezza di tutto il inondo, per la sorte di ogni persona. Ogni altra attività deriva da quella fonte di carità divina: l'evangelizzazione, la catechesi, l'organizzazione pastorale, la vita sociale, politica, familiare, la pace, la giustizia...

E' vero quanto si attribuisce a San Giovanni della Croce: «Il più piccolo atto di puro amore di Dio vale di più di tutte le attività della Chiesa messe insieme, ma quale carità può essere più pura e divina di quella attinta dal cuore di Gesù nel supremo momento della sua donazione in Croce per noi?»

L’Eucaristia è centro, vertice, cardine, sintesi della storia della salvezza, delle meraviglie di Dio, dalla creazione al compi- mento di tutte le cose: è l'azione più importante di tutta la storia universale.

In essa si apre il cielo e si riversa sulla terra, si effonde il cuore del Padre in coloro che partecipano al sacro rito e per loro mezzo su tutto il mondo.

Quando nel mondo si riscontra poca santità, poco amore è perché i cristiani non assimilano le grandi ricchezze effuse nell'eucaristia.

Il mondo, come dice il Papa, ha bisogno di una "Nuova Evangelizzazione”, essa deve partire dalla celebrazione eucaristica: è dalla vita che si trasmette la vita.

L'eucaristia è comunicazione della vita stessa di Cristo, che si fa cibo degli uomini. Il Vangelo si comunica quanto più si incarna nella vita attraverso l'eucaristia.

Il Verbo incarnandosi si espande nel mondo come fece la prima volta: dalla carne di Maria a tutto il genere umano.

 

Il cristiano ragiona così: io sono stato illuminato dal Vangelo di Gesù, morto in croce per me e risorto. Io credo fermamente come mi ha insegnato Gesù.

 

1.      Contro lo spirito critico e sterile e contro il disimpegno, riconosco di essere un gran peccatore e incapace di salvarmi da solo. Anche se non vedessi molte colpe in me, so che i germi del male sono annidati nel cuore di ogni uomo e possono esplodere nei peggiori crimini. Solo la grazia di Dio mi salva. Ho bisogno assoluto di Gesù, unico Salvatore del mondo.

2.      Contro il senso diffuso di sfiducia, io credo che Gesù salva tutti coloro che si affidano a lui. Egli è Dio ed è con noi, è infinita bontà e potenza. lo mi abbandono con fiducia immensa in qualsiasi situazione possa trovarmi.

3.      Contro il senso di orgoglio che impedisce ogni bene, io credo di essere uno dei tanti convertendi del genere umano. Con tutti sono un con-convertendo. Non mi atteggio a maestro verso nessuno. Non giudico nessuno, non condanno nessuno, ma solo me stesso.

4.      Contro l'autosufficienza umana e chiusa a Dio, io prego: «O Dio, fammi vedere la mia estrema miseria per essere sempre umile e docile con te. Credo nella infinita bontà di Dio senza mai disperare. Fammi vedere le meraviglie della tua grazia, la tua vittoria pasquale che si estende in tutta la storia e in tutta l'umanità, e fammi vedere la tua salvezza operante ovunque». E guardo il mondo con animo pieno di fiducia e di speranza. Gesù è più grande del male, l'ultima parola è del bene.

5.      Contro l'edonismo della concezione materialistica della vita, riconosco che le sofferenze sono indispensabili perché sradicano la violenza delle tendenze al male. Accolgo perciò la croce come Gesù: con amore, speranza e gioia.

6.      Contro la visione puramente terrena della vita, io credo che Dio ci ha promesso grandi cose; e le attendo con ansia. «E' tanto il bene che aspetto che ogni pena mi è diletto».

7.      Contro una visione riduttiva dell'ideale cristiano, io credo che Gesù risorto conduce tutto al suo fine, la risurrezione generale, con potenza, sapienza e bontà infinita. Anche quando non vedo come ciò possa avvenire, lo credo. Quando finisce il finito incomincia l’infinito.

8.      Contro il pessimismo e la tristezza, io credo che la gioia è la caratteristica del Vangelo (parola greca che significa bella noti- zia di gioia). Non desidero né vivere né morire, ma fare sempre e tutta la volontà dei Padre secondo la missione che mi ha affidato.

9.      Per l'impegno di carità, essenza del cristianesimo, io guardo il prossimo come dono di Dio e grazia di Cristo. Ogni persona è Gesù in persona, che io devo stimare, onorare, venera- re, rallegrare. Non potrò godere Dio, se non servo l'uomo, secondo le mie possibilità concrete di capacità, nei vari settori e nel tempo. In particolare, sarò rigoroso nel disciplinare il tempo, do- no di Dio, che devo riempire di bene.

10.  Il mio supremo anelito: quando verrà la fine della vita terrena inizia quella senza fine. Allora avrò tutto quello che è scritto nel mio cuore e molto di più. In terra vedo una distanza enorme tra ciò che sono e quello che desidero. Nell'aldilà, invece, quello che avrò, supererà ogni desiderio e ogni immaginazione. Di fronte a queste prospettive della fede non mi resta altro che cantare la gioia a Colui che ci ha salvati gratuitamente e pregarlo perché salvi una grande moltitudine di fratelli.

 

 

                  I momenti di preghiera e la continua unione con Dio sono il mio pane quotidiano per camminare in questo mondo senza tristezza né paure, senza disperazione né affievolimento nel fervore religioso. Quando mi sento arido o triste ricorro a Colui che è l'amico del cuore, Gesù sacramentato, o all'Amore persona divina che è sempre nel mio cuore, lo Spirito Santo. Se manco chiedo perdono e non voglio restare a lungo senza la grande gioia di essere amico di Dio. Dio è tutto e senza di lui non avrei nulla.



1 Cfr. CENACOLO, 1991, n.6, Santuario B. Umile, Bisignano.