LA FEDE CRISTIANA NASCE IL MATTINO DI PASQUA

 

         Il Crocifisso è risorto!  Questo è il primo articolo della fede cristiana.  La crocifissione aveva disperso i discepoli di Gesù e li aveva gettati in una profonda tristezza.  Ma ecco l’annunzio pasquale:  “Il Crocifisso è risorto, non è qui” (nella tomba rimasta vuota fino a oggi: Mc 16, 8).

 

         IL CRISTIANESIMO HA INIZIO CON LA PASQUA

 

         Se Gesù non fosse risorto, nessuno gli avrebbe creduto.

         Il Risorto diede “molte prove” della sua risurrezione apparendo molte volte ai suoi discepoli (At 1, 3).  Una volta, dice l’apostolo Paolo, “apparve a più di cinquecento fratelli:  la maggior parte di essi vive ancora” (1 Cor 15, 6).

         Leggiamo i racconti della risurrezione scritti dai primi discepoli di Gesù.  Sono testimonianze di fede perché fanno parte della Bibbia. NT (=Nuovo Testamento), ma sono anche testimonianze storiche.  I racconti della risurrezione di Cristo si trovano negli ultimi capitoli di ogni evangelista.  E’ bene leggerli!

         Gesù di Nazaret, uomo e Dio, apparso in Palestina, è anche un personaggio la cui storicità è fuori discussione.  I documenti che parlano di lui sono stati lungamente vagliati dalla critica storico-letteraria e sono stati trovati autentici, integri e veridici.  I manoscritti giunti a noi dai primi decenni dopo la loro scrittura sono concordi in maniera unica.  Non esistono scritti dell’antichità greco-romana con altrettanta quantità di copie, con tanta vicinanza agli originali e con tanta integrità contro le alterazioni nel ricopiarli.  Siamo certi di possedere notizie storiche di Gesù (nei documenti biblici), il suo messaggio e perfino le sue stesse parole.

         Davanti a Cristo tutti gli uomini sono nelle stesse condizioni dei suoi contemporanei.  C’è chi crede e chi non crede, non per mancanza di prove, ma per il mistero della volontà umana allettata da altri ideali.

 

         ATTORNO AL RISORTO NOI SUOI DISCEPOLI

 

         Gesù radunò i discepoli, dispersi dopo lo scandalo della crocifissione, nel cenacolo, dove egli aveva consumato l’ultima cena e aveva istituito la nuova cena pasquale cristiana, mettendola in relazione al sacrificio del Calvario.  Aveva detto Gesù, dando il pane trasformato nel suo corpo:  “Questo è il mio corpo offerto in sacrificio per voi”.  E aveva aggiunto:  “Fate questo in memoria di me”.  Nella lingua di Gesù “far memoria” significava:  rendere presente lo stesso gesto di Gesù, la stessa realtà del suo corpo nella cena che si celebra tutt’ora: la santa messa o eucaristia.  Questa è la pasqua cristiana!

         Gesù, una volta risorto, apparve nel cenacolo, come racconta il vangelo di Giovanni nei cc. 20 e 21, a “porte chiuse”.  Anche oggi non occorre aprire le porte perché Cristo venga fra noi nella celebrazione eucaristica:  basta il sacerdote, il pane e il vino.

         “La sera di quello stesso giorno (della risurrezione, era domenica) venne Gesù, si fermò in mezzo a loro e disse:  Pace a voi” (Gv 20, 19).

         L’esperienza dei primi discepoli è possibile farla anche oggi, se si è discepoli cioè credenti alle parole di Gesù.  Egli nella santa eucaristia o messa si rende presente come allora, ma invisibilmente.  Noi vediamo solo pane e vino e sappiamo che su quegli elementi furono pronunziate le parole di consacrazione o trasformazione e perciò non sono più pane e vino, ma il vero corpo e sangue vivo di Gesù, una volta crocifisso, ma ora risorto per sempre.

         Noi discepoli di Cristo o cristiani formiamo un’assemblea attorno al Risorto quando la domenica ci riuniamo per celebrare la pasqua settimanale con la messa.  In greco, lingua del NT, l’adunanza o assemblea si chiama “ekklesìa”.  Da qui deriva il nome di Chiesa:  essa è la comunione fraterna di coloro che credono nel Risorto e si rendono presenti all’appuntamento domenicale o pasqua settimanale.

         Anche fuori della celebrazione eucaristica la Chiesa è sempre una misteriosa comunione con Cristo risorto.  Egli infatti si è detto “vite” di cui noi siamo i “tralci” (Gv 15, 5).  Infatti noi diventiamo cristiani o discepoli di Cristo con il battesimo che ci fa figli di Dio, fratelli tra noi e pieni di una vita divina comunicataci dal Risorto.  Poiché figli di Dio e fratelli tra noi, sentiamo la necessità di incontrarci almeno una volta la settimana con Cristo e con i fratelli perché siamo una sola famiglia unita nel suo corpo e nel suo sangue.  Nella celebrazione della pasqua settimanale ci nutriamo del Risorto e della sua risurrezione mediante la comunione.  E’ davvero stupenda l’invenzione di Gesù di unirci in lui per formare una vera famiglia divina, segno di ciò che sarà per sempre la nostra destinazione eterna nel paradiso.

         I raduni settimanali sono stati iniziati dallo stesso Risorto, come racconta il vangelo di Giovanni (che farai bene a leggere):  “di otto in otto giorni” (cfr. Gv 20, 26), Gesù si rendeva presente in mezzo ai discepoli, li istruiva e cenava con loro.  Così affermano i primi discepoli (ossia i primi cristiani):  “Noi siamo testimoni della sua risurrezione, noi che abbiamo mangiato e bevuto con lui dopo la risurrezione” (At 10, 39ss).

         Il lettore è invitato di leggere almeno i primi capitoli del libro biblico Atti degli Apostoli per rendersi conto come il cristianesimo è stato preparato e istituito da Gesù.

         Noi cristiani crediamo fermamente che il Cristo è ancora in mezzo a noi e che la sua parola o il suo messaggio viene continuamente annunziato nel raduno domenicale, come Gesù stesso ha iniziato a fare con i primi discepoli:  “Egli si mostrò ad essi vivo, dopo la sua passione, con molte prove, apparve loro per quaranta giorni parlando del regno di Dio” (la Chiesa) (At 1, 3).

 

         Ora proseguiamo nella riflessione e nella ricerca di come è nato il cristianesimo o la Chiesa.

 

         Caro amico che mi leggi, vai avanti nella riflessione e nella lettura degli Atti degli Apostoli.  Poi leggi qualche pagina dei quattro vangeli. 

La fede cristiana non si conosce.  Se si conoscesse, si amerebbe; e si vivrebbe più felici con quel Dio che è venuto a trovarci nella nostra terra facendosi uomo, redentore sofferente e risorto ed è in mezzo a noi per mezzo di coloro che lui ha incaricato a parlare in suo nome e a compiere i suoi gesti o sacramenti.

         Vorrei anche suggerirti un libretto che costa pochissimo, ma vale tanto:  è una piccola sintesi della fede cristiana.  Si chiama:  “Spiegazione facile della dottrina cristiana”, ed. MIMEP-DOCETE, via Papa Giovanni XXIII, 10, 20060 PESSANO – MI – telefax:02/9504075.

 

        

 

I cristiani sono i discepoli attorno a Cristo.

 

 La risurrezione di Gesù ha fatto sì che i discepoli avessero ancora il Maestro “tutti i giorni fino alla fine dei secoli" (Mt 28, 20). E i cristiani sono i discepoli permanenti di Cristo, cioè coloro che ascoltano, credono e operano come lui insegna di giorno in giorno attraverso la sua presenza eucarstica e la parola viva dei sacerdoti o dei ministri della parola.

Così ebbe inizio la Chiesa ed essa così vive tuttora. Leggiamo insieme Atti degli apostoli, 2, 42ss: “Erano assidui nell'ascoltare l'insegnamento degli apostoli e nell'unione firaterna, nella frazione del pane (eucaristia) e nelle preghiere".

La fede cristiana dunque non si può vivere privatamente, da soli, o secondo il proprio giudizio. Essa è la risposta al messaggio di Gesù rinnovato continuamente, "riecheggiato" (dal greco: kat’ echéo, da cui la parola catechesi) in una comunità fraterna o Chiesa.

 

La condizione del Risorto diventa condizione dei credenti.

 

 Disse il Risorto agli apostoli e loro successori (papa, vescovi, sacerdoti): “Mi è stato dato ogni potere in cielo e in terra. Andate dunque e anunaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ecco io sono con voi tutti i giorni, sino alla fine dei mondo" (Mt 28,18-20). Disse pure: “Ricevete lo Spirito Santo: a coloro ai quali rimetterete i peccati saranno rimessi, a coloro ai quali non li riinetterete resteranno non runessi” (Gv 20,22s).

I cristiani sono coloro che sono battezzati e vivono la parola annunziata da Gesù.

Il battesimo è il più grande mezzo per entrare in comunione vera e reale con Cristo, perché la vita del Risorto si riversi nei credenti. E così noi cominciamo a diventare simili a lui, partecipando alla sua risurrezione nell'intimo di noi stessi. La gioia pasquale entra nei nostri cuori. Così la gioia cristiana non è motivata solo dalla risurrezione di Gesù, ma anche dalla partecipazione alla sua condizione gloriosa.

Questo infatti è l'annunzio della Pasqua: il Figlio di Dio si è fatto come noi, ha assunto la nostra condizione di miseria, fu vittima delle ingiustizie, morì e risorse e comunicò la sua esperienza pasquale a tutti coloro che si uniscono a lui a partire dal sacramento del battesimo, a quello della eucaristia (comunione) ecc.

Per noi Cristo si è fatto crocifisso, non per se stesso (non aveva bisogno); per noi è risorto: per dare a noi la soluzione divina dei problemi umani. Restare fuori Cristo è perdere un'occasione divina di salvezza, offerta con tanto amore!

La risurrezione di Gesù entra in noi con la forza dello Spirito Santo, effuso su tutta la terra dal Risorto: in modo particolare con i sacramenti e con la disponibilità alla salvezza offerta gratuitamente. Allora le difficoltà della vita si trasformano in mezzi di salvezza come nella vita di Gesù crocifisso e risorto.

 La prospettiva cristiana non si ferma solo a questa vita e a questo mondo. Cristo ha redento la sofferenza e la morte e ha dato una speranza ultraumana: la sofferenza diventa mezzo di salvezza, la morte inizio della vera gloria, il corpo risorgerà e il mondo materiale sarà trasfigurato, come insegna la Bibbia, in "cieli nuovi e terra nuova'.

 

Qual è la forza di risurrezione in Cristo?

 

E' Io Spirito Santo, la terza persona della SS. Trinità. Egli ha avvolto tutta la vita umana di Gesù fin dalla concezione materna (per opera dello Spirito Santo), ha guidato tutta la sua vita: Gesù era pieno di Spirito di dolcezza e di amore in mezzo a tutte le occasioni. Lo Spirito Santo condusse Gesù a morire per noi, che gli eravamo nemici: è stato il trionfo dell'amore. Quello stesso Spirito avvolse l'umanità morta di Gesù, le diede nuovamente vita e l'ha fatta capace di trasmettere la stessa vita a tutto il genere umano.

 Con la resurrezione di Gesù, risorge il mondo intero: prima di tutto la sua umanità. Ma poiché essa è parte del genere umano, tutti quelli che sono rivestiti di carne umana sono rivestiti dlla forza salvifica del Risorto.

E dato che lo stesso mondo materiale non è soltanto il piedistallo dell'uomo, ma la materia in cui egli è radicato come le piante (ci nutriamoo di terra), anche il mondo materiale avverte la risurrezione di Cristo. Per questo il vangelo dice che alla risurrezione ci fu un gran terremoto (Mt 28, 2): era il segno cosmico della re- staurazione universale iniziata con la Pasqua.

La risurrezione da Gesù raggiunge l'uomo e il cosmo. Noi attendiamo “cieli nuovi e terra nuova”.La creazione materiale un giorno sarà trasfigurata e liberata dal male (Rm 8,19-22).

 

LA FEDE IN GESU'FIGLIO DI DIO

 

 

 

Chi è Gesù?

 

Dopo aver visto la dinamica della fede cristiana nel suo nascere, è il caso di iniziare un nuovo discorso. Così ha fatto la cristianità alle origini: prima è rimasta fortemente impressionata dall'evento pasquale, lo ha assimilato, e poi si è chiesta: Qual è la mia fede?

Partiamo dalla persona di Gesù. E' lui che ci ha salvati e con il quale ci siamo incontrati.

Anche gli apostoli, primi discepoli di Gesù, prima furono affascinati dalla sua persona e furono interrogati da Gesù stesso: “Chi sono io secondo la gente?” (Lc 9, 18). “Voi chi dite che io sia? - il Cristo, il Figlio del Dio vivente” (Mt 16, 15).

 

Gesù è Cristo e Figlio di Dio

 

 Cristo è parola greca che traduce la parola ebraica messia, unto, consacrato re del regno di Dio.

Il popolo di Dio Israele era un regno creato e guidato da Dio come prefigurazione della Chiesa, che avrebbe dovuto fare di tutti i popoli la famiglia di Dio.

Gesù è messia, salvatore, redentore, colui che porta il vero benessere alla famiglia umana con la costituzione della Chiesa, fermento di amore divino in terra.

Non c'è salvezza se non in Gesù. Così proclamavano i primi apostoli di Cristo: “Non esiste salvezza se non in Gesù” (At 4,12); “salvatevi da questa generazione di male” entrando nella sua Chiesa (At 2, 40).

L’ingresso nella Chiesa non salva automaticamente. Occorre vivere la vita di fede con un continuo lavorio di conformità a Cristo: egli si è fatto uomo per indicare all'uomo il modo di vivere da figlio di Dio in questo mondo.

Alla fine del cammino terreno Cristo giudicherà ogni uomo secondo i dettami del Vangelo che culmina nella legge dell'amore: “Quello che avete fatto al più misero lo avete fatto a me... venite, benedetti, nel regno del Padre. (Oppure:) Andate maledetti nel fuoco eterno, perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e non mi avete dato da bere, ero nudo e non mi avete vestito, malato e non mi avete visitato, forestiero e non mi avete accolto” (Mt 25, 34ss).

 

Gesù è Dio

 

E' stato concepito per opera dello Spirito Santo nel grembo verginale di Maria. Questa donna eccezionale è stata preparata per accogliere il Figlio di Dio in terra e darlo al mondo. Concepita immacolata e piena di Spirito Santo nell'anima e nel corpo, fu fatta capace di generare alla vita umana il Figlio di Dio. Il suo generare è l'inizio della salvezza cristiana. Non è soltanto un fatto fisico, ma un fatto della storia della salvezza. La nostra salvezza è Gesù, “frutto benedetto del suo grembo” (Lc 1, 41). Alla nascita del tutto straordinaria corrisponde un nato non solo uomo, ma anche Dio, “sarà chiamato (cioè è) Figlio dell'Altissimo” (Lc 1, 32).

Quella donna, fin dalle origini cristiane, ha avuto il titolo nobiliare dai credenti: “La Madre di Gesù”, cioè del Salvatore, del Figlio di Dio fatto uomo (altri particolari si trovano nei seguenti passi biblici: Gv 2, 1; 19,25; At 1, 14).

Maria è madre di tutto il Cristo, il Cristo persona fisica e persona mistica, la Chiesa (ossia il Cristo vivente nei credenti).

Gesù è Dio: “in lui abita la pienezza della divinità” (Col 2, 9). Pur facendosi uomo, non cessò di essere Dio, anche quando fu umiliato “fino alla croce” (Fil 2, 6ss).

Agì da Dio che comanda al creato in nome proprio compiendo miracoli; si proclamò Figlio del Padre e una sola cosa con lui (Gv 10, 30). Si rivelò chiaramente tale con la sua risurrezione. Da allora i suoi discepoli lo invocarono con il nome di "Signore” che era il titolo di Dio nell'AT.

 

ASSUMERE GLI STESSI SENTIMENTI DI CRISTO

 

 

L'ideale del cristiano

 

E' Gesù crocefisso e risorto. Mentre il primo articolo di fede è la risurrezione di Cristo, l'ultimo, quello che porta al culmine il cammino di vita cristiana in questa terra, è la confermazione al Cristo croceffisso per amore.

Solo quando abbiamo visto il perché della sofferenza, il suo valore di redenzione, possiamo accoglierla nella speranza della risurrezione.

 Non è possibile vivere la vita cristiana senza una continua lotta contro l'egoismo. Anzi nessun bene è possibile senza sacrificio.

L'ideale cristiano è testimoniato dall'apostolo Paolo nella lettera ai Filippesi con le seguenti parole:

“Quello che per me poteva essere un guadagno l'ho considerato una perdita a motivo di Cristo. Anzi, tutto ormai io reputo una perdita di fronte alla sublimità della conoscenza (=esperienza) di Cristo Gesù, mio Signore, per il quale ho lasciato perdere tutte queste cose e le considero come spazzatura, al fine di guadagnare Cristo... perché io possa conoscere (sperimentare) lui, la potenza della sua risurrezione, la partecipazione alle sue sofferenze, diventandogli conforme nella morte, con la speranza di giungere alla risurrezione dai morti... per arrivare al premio che Dio ci chiama a ricevere lassù, in Cristo Gesù' (Fil 3, 7-14).

L'ideale del cristiano, dunque, è seguire le orme di Cristo, che “passò beneficando tutti” (At 10, 38) e addossando su di sé la croce degli altri.

Il cristianesimo non è soltanto una dottrina o una morale, ma principalmente una persona divina che si sperimenta entrando in piena intimità con lui, come indica la comunione cucaristica. E' Cristo che vive ancor oggi l'esperienza di ogni uomo; e ogni uomo rinnova il mistero della vita terrena dei Figlio di Dio fatto uomo. E siccome Dio facendosi uomo non ha scelto un trattamento di privilegio, ma sperimentò tutta la sofferenza umana, così ogni cri- stiano desidera essere come Cristo pieno di amore nel corso delle immancabili sofferenze. Queste non sono più una disgrazia, ma grazia di salvezza: fanno sperimentare il vero amore nel dolore e donano al mondo redenzione e pace. il principio cristiano per rapportarsi al mondo incredulo è quello di “vincere il male con il bene” e non rispondere violenza per violenza. Se infatti nel mondo esiste molto male occorre molta bontà che controbilanci l'esplosione della violenza. Ma come la vita di Gesù si concluse con la risurrezione, così attraverso la croce si raggiunge la pace nel mondo presente e la gloria nel futuro. Paolo così andava predicando per le cristianità che aveva fondato: "Occorre attraversare molte tribolazioni per raggiungere il regno di Dio" (At 14,22).

 

Cristo, mia speranza, è risorto

 

Con lui risorge l'uomo e il cosmo. Terra e cieli nuovi incominciano ad apparire già dal primo albore della pasqua. Risorge una nuova era, quella della speranza, della gioia e della pace.

 

 

Queste pagine sono state prese dal libretto :”Signore mostraci il tuo volto”, Editoriale  Progetto 2000 Cosenza Via degli Stadi,27 (0984/34.700) oppure : Arcidiocesi (0984/24.819) fax 25.883